Luna - Phaele Avoste

Chi sono io?

Mille volte me lo sono chiesta; mille volte ho cercato di scoprire da dove venissi, quale fosse il mio nome…mille volte mi sono posta i quesiti che chiunque si pone.

La maggior parte delle persone si danno delle risposte soddisfacenti; io al contrario riesco a malapena a ricomporre le schegge di luce che mi appaiono davanti quando chiudo gli occhi.

I miei occhi…la mia maledizione e la mia benedizione.

Con essi vedo ciò che altri non vedono; eppure sebbene la mia vista sia cosi lungimirante, io vedo tutto quello che mi circonda ma non vedo me stessa.

Ma sto divagando…

 

Coloro che mi hanno salvato la vita, coloro che chiamo compagni, mi hanno dato il nome di Luna. E’ un nome che per me non ha significato, un nome che non calza il mio essere, un nome che non mi descrive.

Eppure è un nome che mi protegge; cela a me e agli altri ciò che davvero sono, ciò che ho paura di scoprire.

Non so rispondere con precisione ai dubbi che mi tediano il cuore.

Vedo frammenti di luce che mi rivelano una strada indistinta

Chiudo gli occhi e vedo una bambina sporca nel fango che lotta per la sua sopravvivenza, in una città di torri di vetro e madreperla; vedo il tocco di una mano gentile… un uomo anziano e premuroso che la accoglie sotto le sue ali protettrici.

Apro gli occhi e sono in una terra di nebbie.

Sono io quella bambina?

Chiudo di nuovo i miei occhi e cerco immagini nel buio: ho paura di questa oscurita eppure mi affascina…

Vedo adesso una donna, vedo un gruppo di avventurieri vaganti in reami sperduti alla ricerca di fama; vedo che stringe la mano ad un elfo…che discorre con lui di gloria di fama, di futuri improbabili, di amore.

Vedo un anello che unisce la donna e l’elfo; alle loro spalle una bizzarra fortezza immersa in un manto di neve, con cinque torri svettanti verso il cielo.

La chiamano la Mano dei Seldarin.

Apro di nuovo gli occhi e sono ancora in mezzo ai miei compagni; siamo barricati in una casa isolata per affrontare il buio e i suoi misteri come meglio possiamo.

Ho paura; ho timore di vedere ancora le immagini ma ho ancora più paura di restare nell’ignoranza.

Mi chiudo di nuovo nel mio silenzio, nell’oscurità che circonda la mia vista quando chiudo di nuovo i miei occhi; di nuovo sono accontentata.

Vedo la stessa donna, più vecchia ma non per questo più saggia; nelle sue mani un oggetto dai molteplici poteri…la sua magia mi abbaglia anche attraverso la visione.

Al fianco della donna un bambino dal volto di elfo e dal corpo di uomo; la donna lo rassicura, sussurra parole dolci.

“Presto sarà tutto finito Lethis; presto la guerra finirà…”

La donna poggia l’oggetto su di un piedistallo; vedo le energia magiche volteggiare nell’aria.

Qualcuno al di fuori di questa stanza sta generando un potente prodigio…io lo so…lo sento…

lo vedo in questi fili d’ombra che a me paiono immagini.

Un corvo solitario appollaiato alla finestra osserva come me la donna vestita con abiti d’argento, che ignara inizia a richiamare il potere dell’oggetto che possiede.

“No…” mormorano le mie labbra senza proferire suono….

La donna inizia a muovere le facce dell’oggetto cubico.

“No…” un filo di voce esce dalla mia bocca…

 

La magia dell’oggetto investe la stanza, incontra i fili della Trama che si sono avvolti intorno alla fortezza, si legano ad essi intrecciandosi…

Un fischio, un urlo, un bagliore….vedo con chiarezza la Trama strapparsi, la magia esplodere impazzita.

“NO!” un urlo impetuoso esce da me facendo sobbalzare i miei compagni.

Apro gli occhi e sono di nuovo con loro; essi si fiondano su di me per accertarsi della mia salute.

Eppure non è il Corpo a soffrire di una ferita….ma l’Anima….

Io sono Luna e non so chi sono.