Nathal di Jazirian Quella sera finalmente avrebbe portato a compimento la sua missione...era molto tempo ormai che si era fatto assumere come servo agli ordini di quell’abominio che celava la sua identità dietro le spoglie di un qualsiasi mortale...quella sera Jazirian sarebbe stata compiaciuta, un altro dei servi del suo antico sposo sarebbe stato rispedito nei nove gironi. Da quando sua madre l’aveva abbandonato davanti al tempio per espiare la sua “colpa” era passato molto tempo e gia altri diavoli erano caduti per sua mano. Spesso, però, si domandava quali fossero i veri mostri, quelli che lui uccideva perché per loro stessa natura erano imbrigliati dal male, o quelli che lo avevano ripudiato senza curarsi della sua anima, ma solo della sua eredità…del sangue drow che scorreva nelle sue vene? Non era questo il momento dei dubbi, ora doveva essere concentrato solo sull’azione...la sua lama scivolava lenta lungo la manica dell’ampio abito,si avvicinava alle spalle dell’abominazione come gli era stato insegnato nei lunghi anni di addestramento, la sua mente abbandonava ogni pensiero, era solo una macchina ora, senza emozioni, senza possibilità di errore, il pensiero non serve più quando il corpo sa gia da solo cosa deve fare.Un gesto, rapido, preciso, un singolo colpo mirato alla base del collo, la lama si alzò e vibrò il mortale fendente, la puzza del sangue, il rumore delle ossa e delle carni lacerate, ma questa volta un elemento era fuori posto, l’urlo, acuto, non profondo e bestiale, di dolore, non di rabbia...di mortale non di diavolo... |
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Guardava la scena sgomento... la donna che il diavolo aveva illuso e circuito e condotto all’altare, la donna ignara della vera essenza del suo sposo, la donna che nell’ultimo gesto d’amore per una bestia che non ne meritava si era accorta di quanto stava per accadere e si era frapposta fra la lama e l’abominio...e lui intanto guardava... guardava scendere dalla sua spada non l’icore immondo di un demonio ma il caldo sangue di un innocente e l’urlo angosciato gli risuonava ancora nella mente troppo forte perché potesse sentire l’ululato della bestia risvegliata dal suo torpore, troppo forte perché potesse accorgersi del fendente che essa vibrava,troppo forte perché la sua anima potesse dimenticarlo, poi solo dolore, il sangue che gli annebbiava la vista e, infine, il torpore e una strana nebbia che si addensava intorno a lui. Riprese i sensi molto dopo,in una terra deserta,sulla quale non aveva mai posato l’occhio prima d’ora,una terra circondata e ricoperta dalla nebbia...accanto a lui la sua spada,ancora sporca del sangue della donna,che,come la ferita nel suo animo,non sbiadiva col passare del tempo... Lo sentivo ancora, intorno a me, da dietro, di fianco, davanti, soffiava, impetuoso, non curante, freddo, freddo come il mio cuore, perché? Perché il tempo porta sollievo a tutti, ma non a me? La ferita pulsava ancora come la prima volta, doleva sempre come se fosse stata appena fatta e il vento soffiava tutto intorno. Guardavo la lama, aveva ucciso molte persone, era passata
attraverso i loro cuori caldi, ma non si era scaldata a sua volta, rimaneva
sempre fredda, impassibile. Si…ora ne ero certo, nonostante tutte le creature
che incontravo l’unica cosa a cui ero simile era un pezzo di metallo
lavorato. Pensavo e il vento continuava a giocare con i miei capelli, guardai in basso, una creatura distorta giaceva ai miei piedi, ora anche lei era fredda come me e la mia lama... ucciderla dunque l’aveva resa più simile a me? Ero dunque anche io un morto, allora? No, non poteva essere il mio cuore batte e i miei polmoni respirano, eppure ero convinto che aver privato della vita quella creatura l’avesse resa simile a me... continuavo a guardarla... perché non riuscivo a distogliere lo sguardo? Quel volto ormai privo di espressione mi catturava, anche lui ora non prova più nulla? E io che non riesco più a provare alcunché perché sono diverso da lui? Solo perché muovo qualche muscolo? Dunque la vita sarebbe solo un movimento di muscoli? Se cosi non fosse allora io non potrei definirmi vivo... no... c’è un'altra cosa che mi distingue da quel corpo freddo, qualcosa la provo ancora... odio, un immenso, smisurato senso d’odio verso chi mi ha ridotto così. |
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Io vivo ancora... vivo ancora perché odio ecco qual è la cosa più importante che mi è rimasta, quella che fa battere il mio cuore e muovere i miei polmoni l’odio. |
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